Contro tutte le emarginazioni 

Questo mese operiamo una svolta rispetto alle altre pagine. Anziché presentare un testimone in relazione al tema affrontato, partiamo da un personaggio per far emergere un argomento. 

Infatti nella rubrica dei sito piccoleofficinepolitiche.it ricorderemo Franco Basaglia in occasione del centenario della sua nascita e prendendo spunto dalla sua figura allargheremo l’orizzonte a partire dal senso della sua esperienza. 

Il più grande merito del famoso psichiatra è stato di restituire dignità alla malattia mentale, considerando il paziente una persona da accogliere e da aiutare, non da recludere, da nascondere: insomma da emarginare. 

L’inequità 

L’emarginazione è sempre frutto della disuguaglianza, del ritenere altri inferiori, nel lasciare che le situazioni creino una società fatta a scale, con tanti al fondo. Papa Francesco ha creato un efficace neologismo per definire la radice di tale realtà, sotto tanti profili: economico, sociale, culturale, politico, educativo, ecc. È il termine inequità. 

Essa non è il frutto del caso o di un destino cinico, deriva da precisi meccanismi che la provocano e che per il Papa sono collegati al «nostro modello di sviluppo» e agli «stili di vita». 

L’emarginazione è vecchia quanto l’umanità e nella Bibbia si trovano tanti esempi di lotta per superare le discriminazioni. Gesù si avvicina e accoglie tutti, anche per liberare e ridare dignità a chi non l’aveva: peccatori, malati, piccoli, donne, stranieri, ignoranti. È contro ogni discriminazione, contro le regole che separano. Tocca i lebbrosi, mangia con i pubblicani, parla con la Samaritana, fa avvicinare i bambini, comunica in modo da farsi comprendere. Paolo nella lettera ai Galati esplicita la fraternità e l’essere figli di Dio dai quali deriva che «Non c’è Giudeo né Greco; non c’è schiavo né libero; non c’è maschio e femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù». 

Emarginazioni 

Franco Basaglia si è impegnato per ridare opportunità a persone che non ne avevano ed erano destinate a una vita di segregazione. Escludere è, appunto, negare a qualcuno o a un gruppo l’accesso alle opportunità che consentono di rendere il più possibile piena l’esistenza, a crescere e completarsi come persone in base a ciò che si è. 

L’emarginazione può manifestarsi in molte forme, come prima accennato, vediamo di andare più a fondo, anche con l’aiuto di qualche esempio. 

Nel campo della salute alcuni dati ci raccontano di anziani che non si curano a causa dei tempi lunghi della sanità e non si possono permettere di rivolgersi al privato; il fenomeno dell’analfabetismo di ritorno ha delle ripercussioni anche sulla sfera politica, con strumenti insufficienti a leggere e interpretare le situazioni e votare con cognizione di causa, partecipando ai processi decisionali democratici; un percorso scolastico povero può significare una prospettiva lavorativa di basso profilo e scarsamente remunerata. 

Le forme di esclusione hanno poi la caratteristica di essere interconnesse e di alimentare una spirale negativa difficile da interrompere. 

La Costituzione 

La nostra Carta è di parere assolutamente contrario e all’articolo 3 recita: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. 

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese». 

Vale la pena di riflettere su queste parole. Viene affermata la pari dignità di ciascuno e proposte la libertà e l’uguaglianza come condizioni perché tutte le persone possano svilupparsi e contribuire al benessere del Paese. In tal senso il compito della Repubblica è rimuovere gli ostacoli che possono impedire il raggiungimento di quegli obiettivi. 

È da sottolineare l’uso della parola Repubblica e non del termine Stato. Essa è la “cosa di tutti”, come letteralmente significa l’originale espressione latina, è quindi un impegno che deve vedere coinvolti ogni cittadino, ogni aggregazione e ogni istituzione. 

Un compito di tutti 

Combattere l’esclusione deve essere una responsabilità condivisa da ogni livello della società, perché essa sia più inclusiva, più libera e più giusta. Sta a noi contribuire, ma è un onere per la politica, che può svolgere un ruolo determinante allo scopo di superare gli ostacoli dei quali parla la Costituzione. 

Organizzare una sanità efficiente, una scuola davvero formativa, fornire condizioni perché la partecipazione sia una realtà, promuovere un’informazione aperta e accessibile, regolamentare il lavoro perché consenta un’esistenza piena e dignitosa, sono esempi di buone politiche. 

Infine è necessario che la prospettiva si allarghi a tutto il mondo, per fare in modo vi sia una globalizzazione dell’inclusione e dei diritti che possono sostenerla, attraverso la capacità di individuare le situazioni problematiche e le prospettive per superarle.