La festa di quale Repubblica?

Il fatto

Forse non la si pensa in questo modo, ma il 2 giugno è, in un certo senso, il “compleanno” della nostra repubblica, del nuovo modo di essere uno stato, un gruppo di cittadini, nato dopo la lunghissima esperienza di staterelli divisi, un secolo quasi di monarchia unitaria e un terribile lustro di guerra.

Si ricorda e si celebra, infatti, il passaggio da monarchia a repubblica parlamentare, dopo il referendum che in quello stesso giorno del 1946 sancì tale passaggio. Per la verità i risultati vennero proclamati ufficialmente dalla Corte di Cassazione solo il 18 del mese, per il tempo occorso a completare lo scrutinio. I numeri parlano di 24.947.187 votanti (l’89% degli aventi diritto): 12.718.641 preferenze a favore della Repubblica (54,3%) e 10.718.502 voti per la monarchia (45,7%), con 1.498.136 schede fra nulle e bianche. Esaminando i risultati da un punto di vista geografico emerse un’Italia divisa in due: al nord vinse la repubblica con il 66,2% dei voti, mentre al sud le preferenze andarono alla monarchia con il 63,8% dei voti.

La votazione, che si effettuò anche il giorno successivo e nella quale furono inoltre nominati i componenti dell’Assemblea costituente, fu la prima dal 1924 e dopo la parentesi fascista. Inaugurò anche il suffragio universale, poiché le donne, fino ad allora, non avevano diritto a esprimere il loro voto: fu dunque un grosso passo in avanti anche sotto il profilo sociale.

Il successivo 28 giugno Enrico De Nicola venne nominato capo provvisorio dello Stato, carica che tenne fino al 31 dicembre 1947, diventando dal primo gennaio 1948 il primo presidente della Repubblica Italiana. Alcide De Gasperi fu invece il primo presidente del Consiglio.

Nel 1947, l’anno successivo al referendum, in concomitanza con l’anniversario del voto, si celebrò per la prima volta la Festa della Repubblica, che venne dichiarata ufficialmente festa nazionale il 2 giugno del 1949.

Nei decenni successivi a volte la data fu spostata. Ad esempio, nel 1963 la celebrazione slittò al 4 novembre, la giornata delle Forze armate, a causa delle gravissime condizioni di salute di papa Giovanni XXIII, che morì infatti il 3 giugno. Nel 1976, invece, la parata militare fu annullata dopo il disastroso terremoto del Friuli. In altri anni venne collocata nella prima domenica del mese di giugno, in ragione della crisi economica che colpì il paese e spinse il Governo a questa decisione per non perdere nemmeno un giorno lavorativo. Dal 1977 al 1999 la data della Festa della Repubblica fu variabile.

La ricorrenza viene celebrata con un preciso cerimoniale ufficiale: il Presidente della Repubblica si reca all’Altare della Patria a Roma e depone una corona d’alloro in omaggio al Milite Ignoto, simbolo di tutti i caduti in guerra; partecipa poi, insieme alle più alte cariche dello Stato, alla parata militare delle Forze Armate lungo i Fori Imperiali, ma per contenere i costi e l’impatto, negli ultimi anni la sfilata è stata modificata: i mezzi corazzati, le cui vibrazioni costituivano una minaccia ai monumenti più antichi di Roma, non partecipano più alla sfilata. Un momento particolarmente significativo e spettacolare è l’esibizione degli aerei delle Frecce Tricolori, la pattuglia acrobatica, che volano sul cielo di Roma. Nella giornata del 2 giugno è ormai tradizione anche l’apertura al pubblico dei Giardini del Quirinale. Oltre che nella Capitale, anche in tutto il Paese si tengono celebrazioni, organizzate dalle singole amministrazioni.

Per comprendere il significato della Festa della Repubblica è importante ricordare alcuni fatti che hanno preceduto il 2 giugno 1946. Fino ad allora l’Italia era una monarchia costituzionale, regolata dallo Statuto Albertino. Il re Vittorio Emanuele II nel luglio del ’43 tolse a Mussolini la carica di capo del governo e la affidò al maresciallo Badoglio. Dopo l’armistizio dell’8 settembre dello stesso anno il Paese precipitò nel caos e il sovrano fuggì verso il Sud Italia. In questo difficile contesto, iniziò a maturare la prospettiva di un cambiamento radicale nella forma di governo, poiché la monarchia, e in particolare Vittorio Emanuele III, erano considerati i principali responsabili della situazione, per aver appoggiato il fascismo e permesso l’entrata in guerra. L’idea che si affermò fu quella di aspettare la fine del conflitto per mettere in discussione la questione istituzionale: l’accordo tra i vari partiti consistette nel sollevare Vittorio Emanuele III dal trono e far passare momentaneamente i poteri all’erede Umberto di Savoia.

La scelta di rimandare qualsiasi decisione al termine delle ostilità fu ufficializzata con un decreto luogotenenziale il 25 giugno 1944, in base al quale si stabilì che finita la guerra sarebbe stata indetta una consultazione per scegliere la forma dello stato ed eleggere un’assemblea costituente. Il 31 gennaio 1945 il Consiglio dei ministri emanò un decreto nel quale si riconosceva il diritto di voto alle donne. Il 16 marzo 1946 il principe Umberto decretò l’organizzazione di un referendum per decidere la forma istituzionale. La conclusione è stata già esaminata.

Infine, è opportuno ricordare che una festa nazionale simile a quella italiana viene celebrata in molti paesi del mondo: probabilmente le due date più famose sono 14 luglio in Francia e il 4 luglio negli Stati Uniti d’America.

 

 

Il commento

La Festa della Repubblica è un invito a riflettere e approfondire il senso di appartenere a uno stato, di condividere con altri la stessa lingua, la stessa storia, usi e costumi, lo sforzo comune per vivere bene e rendere migliore il proprio territorio.

È un invito a riflettere anche sul sistema di governo, appunto una repubblica, democratica, le cui direttrici e regole fondamentali sono scritte nella Costituzione.

La democrazia richiede alcune condizioni, per crescere e consolidarsi a vantaggio di tutti i cittadini. Uno stato forte, una pubblica amministrazione efficiente, in grado di affrontare i problemi, al di sopra delle parti, non corruttibile, degna di considerazione e di stima, in grado di far rispettare le regole da tutti. Non significa auspicare un regime autoritario, che è cosa profondamente differente, vuole dire avere uno stato severo quando serve, ma amico del cittadino, autorevole perché giusto e attento alle esigenze di tutti, nel quale la certezza del diritto è acquisita e la cultura delle regole è un patrimonio diffuso, guidato da politici che fanno della loro attività un servizio per il bene comune.

Un’altra condizione indispensabile è l’atteggiamento dei cittadini. La cultura delle regole, del rispetto per gli altri, del comportarsi in maniera corretta, può crescere solo partendo da ciascuno. Fenomeni quali l’evasione fiscale, l’abusivismo, le mille furberie per piccoli vantaggi personali, sono un danno enorme alla collettività, in particolare per chi è più debole. Probabilmente chi “frega” non è chi ha davvero bisogno, ma chi ha gli strumenti per farlo, chi si sente abbastanza forte per essere più astuto e aggressivo.

Un elemento rilevante è l’orgoglio nazionale, per le tantissime cose delle quali possiamo essere fieri in quanto italiani. Viviamo in quello che è considerato il paese più bello sotto molti punti di vista, possediamo una percentuale del patrimonio culturale mondiale che va dal 60% al 75% a seconda delle stime e del modo con cui si considera tale patrimonio, siamo tra i primi nel mondo per la biodiversità in natura, siamo famosi per tutto ciò che è legato al bello e al gusto, sono proverbiali la nostra comunicatività e il nostro calore. Abbiamo una storia millenaria, fatta di città, monumenti, opere d’arte, di personaggi straordinari in tutti gli ambiti della vita; abbiamo avuto periodi unici, come il Rinascimento, abbiamo ancora oggi eccellenze e persone eccellenti.

Di tutto ciò dobbiamo essere orgogliosi, di un orgoglio costruttivo, che ci deve spingere a essere migliori, ad affrontare le difficoltà che i tempi attuali ci pongono di fronte, a svolgere un ruolo importante nello scenario globale.

Nell’atteggiamento dei cittadini può avere poi un ruolo veramente importante la coscienza nazionale, l’idea di Patria, alle quali ci riporta proprio la Festa del 2 giugno. È indispensabile aver cara la propria appartenenza, come quella degli altri popoli: pensare alla situazione di alcuni, come i curdi e i tibetani ad esempio, privati della loro nazione, ci deve spingere a considerare anche la nostra appartenenza.

Si tratta di occuparsi, e difendere, gli interessi del proprio paese sapendo che la prospettiva non può che essere internazionale, che i problemi si possono risolvere solo con la collaborazione tra gli stati, senza mettere in secondo piano il nostro. È un difficile equilibrio tra un sano nazionalismo e un altrettanto sano europeismo e globalismo: sentirsi cittadini del mondo, cittadini europei e cittadini italiani; tifare per il proprio campanile senza rinchiudersi nella propria parrocchietta.

Passando a considerare le celebrazioni del 2 giugno è importante porre in evidenza come da sempre la parata e le cerimonie di natura militare sono state viste centrali. Indubbiamente ciò è dovuto al sacrificio di coloro che hanno offerto la vita per i valori nei quali la nazione si riconosce, al senso delle forze armate in ciò e nel concetto di difesa del territorio dello stato. Le considerazioni precedenti dovrebbero spingere per integrare tali elementi con quelli prettamente civili. Perché, allora, non pensare a manifestazioni che pongano in risalto, solo per fare un esempio, chi si impegna nel volontariato; oppure perché non far sorgere, accanto ai consueti monumenti dedicati ai militari caduti, diffusi in tante città, altri riferimenti che ricordino le vittime civili delle guerre, e non solo: coloro che hanno patito in modo innocente sofferenze di tanti generi, oppure persone o organizzazioni simbolo dell’impegno per il bene del paese.

Concludiamo con le parole che il presidente Mattarella ha diffuso in un messaggio in occasione della Festa della Repubblica del 2018: «Da quel 2 giugno 1946, in cui si espressero i cittadini italiani, abbiamo vissuto anni intensi verso una profonda coesione del popolo italiano, in un cammino ispirato dalla nostra Carta Costituzionale, architrave delle istituzioni e supremo riferimento per tutti. Valori di libertà, giustizia, uguaglianza fra gli uomini e rispetto dei diritti di tutti e di ciascuno sono il fondamento della nostra società ed i pilastri su cui poggia la costruzione dell’Europa».

Le fonti

L’appartenenza a un popolo, a una nazione, sono elementi centrali nella narrazione biblica, con un salto notevole di prospettiva tra l’Antico e in Nuovo Testamento, col passaggio dal Dio che ha una predilezione per Israele, al Padre di tutti i popoli da annunciare diffondendo il Vangelo di Gesù.

Il tema dell’appartenenza a uno stato è presente nella Dottrina sociale della Chiesa e chi desidera approfondire può iniziare consultando l’indice del Compendio alla voce “nazione” per trovare i paragrafi che affrontano l’argomento.

Sulla Festa della Repubblica, naturalmente, sono accessibili testi di vario genere e ogni anno i mezzi di comunicazione presentano la ricorrenza nel contesto del momento.

Allo scopo di alimentare la riflessione proponiamo una raccolta di frasi e citazioni sul 2 giugno e, in generale, sull’appartenenza a una patria.

 

«Il 2 giugno del 1946, dopo il duro ventennio fascista e la sciagura della guerra, l’Italia entrava a far parte a pieno titolo del novero delle nazioni libere e democratiche. E questo accadde, si badi bene, non soltanto perché la forma repubblicana prevalse su quella monarchica, ma perché, per la prima volta nella storia della nazione, ritrovata la libertà, la partecipazione al voto di tutti, uomini e donne, realizzava una piena democrazia. È stata l’introduzione dell’autentico suffragio universale a far compiere all’Italia il vero salto di qualità, trasformandola in un Paese in cui tutti i cittadini concorrono, in egual misura, a determinare, con il loro voto, le scelte fondamentali della vita nazionale. Furono i cittadini a scegliere la forma di Stato, ad eleggere i membri dell’Assemblea costituente, a determinare la formazione dei governi. Per questo credo che oggi si possa affermare che la festa del 2 giugno è la festa della libertà di scelta: e per questo è la festa che riunisce tutti gli italiani.» (Sergio Mattarella)

«Il due giugno del 1946 nacque la Repubblica Italiana. Ogni anno in tutte le località d’Italia questa ricorrenza viene celebrata con solennità. Repubblica significa disciplina e coscienza delle proprie responsabilità. Anche tu, piccolo cittadino, hai dei doveri verso la tua Patria, verso i tuoi genitori, verso il tuo insegnante. Ricorda con commossa ammirazione questa data gloriosa nella storia d’Italia.» (Giovanni Vannucci)

 

«Quando il 2 Giugno 1946 nacque la Repubblica, tutti avemmo la consapevolezza che conservare integri nel tempo gli ideali cui essa si ispirava, avrebbe comportato momenti di duro impegno ed anche grandi sacrifici.» (Giovanni Leone)

«Bisogna che la Repubblica sia giusta e incorrotta, forte e umana: forte con tutti i colpevoli, umana con i deboli e i diseredati. Così l’hanno voluta coloro che la conquistarono dopo venti anni di lotta contro il fascismo e due anni di guerra di liberazione, e se così sarà oggi, ogni cittadino sarà pronto a difenderla contro chiunque tentasse di minacciarla con la violenza.» (Sandro Pertini)

 

«La bandiera italiana è un vessillo di libertà conquistata da un popolo che – ha detto – si riconosce unito, che trova la sua identità nei principi di fratellanza, di eguaglianza, di giustizia. Nei valori della propria storia e della propria civiltà.» (Carlo Azeglio Ciampi)

 

«L’Italia vuole la pace, perché la pace è un seme che cresce solo se gli uomini imparano a stare insieme.» (Anna Sarfatti)

 

«Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perché lì è nata la nostra Costituzione.» (Piero Calamandrei)

 

«L’Assemblea ha pensato e redatto la Costituzione come un patto di amicizia e fraternità di tutto il popolo italiano, cui essa la affida perché se ne faccia custode severo e disciplinato realizzatore.» (Umberto Terracini)

 

«In questa Costituzione c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato, tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre glorie: son tutti sfociati qui negli articoli.» (Piero Calamandrei)

 

«La Costituzione è il fondamento della Repubblica. Se cade dal cuore del popolo, se non è rispettata dalle autorità politiche, se non è difesa dal governo e dal Parlamento, se è manomessa dai partiti verrà a mancare il terreno sodo sul quale sono fabbricate le nostre istituzioni e ancorate le nostre libertà.» (Luigi Sturzo)

 

«La nostra Costituzione è in parte una realtà, ma soltanto in parte è una realtà. In parte è ancora un programma, un ideale, una speranza, un impegno, un lavoro da compiere.» (Piero Calamandrei)

 

«L’individuo che non onora la propria terra, non onora se stesso.» (Paulo Coelho)

 

«Sono cittadino del mondo, il concetto di Nazione ha nella mia mente dei confini molto labili.
Ma deve pur esserci un motivo perché io sia nato proprio in questo posto, in questo Paese, tra questa gente e non in un altro punto qualsiasi della Terra.

Ho smesso da tempo di credere al Caso.

Sono cittadino del mondo, e viaggerò, sempre per conoscere più posti possibile, per imparare da più gente possibile, per lasciare una traccia della mia energia ovunque si posi il mio sguardo.

Ma non rinnegherò le mie origini.

La mia Nazione avrà sempre nel mio cuore e nei miei ricordi un angolino privilegiato.» (Anton Vanligt)