Sbagliando s’impara (ma non a scuola)

Enzo Ferrari portava i neo assunti nella “stanza degli errori”. Lo racconta, ad esempio, l’ingegner Dallara, che diventerà un importante costruttore di veicoli da competizione. Assunto dal Drake in persona, il primo giorno in fabbrica venne da lui accompagnato a una visita di tutta l’azienda, che si concluse, appunto, in quella sala riunioni, nella quale Ferrari aveva, negli anni, raccolto ed esposto bielle e pistoni rotti, cambi fuori uso e altri pezzi danneggiati delle auto.

Qual era il messaggio? Convincere che «se fai tanti errori sei molto bravo», contrastando la cultura, tipica della scuola, che si deve essere i più bravi, quelli che non sbagliano mai. Ferrari invece ripeteva che nella sua azienda chi era molto bravo sbagliava molto, ma con un’importante sottolineatura: «se tu impari da quell’errore». L’errore è il modo che si ha per imparare, se non si possono fare errori si ripeterà sempre quello che si sa già fare: quindi si è conservativi.

Per andare avanti, per imparare, è inevitabile quindi fare errori. Il messaggio che dovrebbe arrivare, in generale e in particolare nella scuola, non è di non fare errori, ma dovrebbe essere di imparare dagli sbagli.