Giovani decisivi: quando il voto rompe il luogo comune

Giovani decisivi: quando il voto rompe il luogo comune

C’è un dato che cambia il racconto, e non può essere ignorato: nel recente referendum costituzionale sulla giustizia, i giovani non solo hanno partecipato, ma hanno inciso in modo determinante sull’esito finale. Non una presenza marginale, ma un protagonismo concreto.

Secondo le analisi demoscopiche, tra i 18 e i 34 anni l’affluenza ha raggiunto il 67%, risultando la più alta tra le fasce d’età, quasi otto punti sopra la media nazionale. Non solo: il voto giovanile si è orientato in modo netto, con oltre il 60%, a favore del “No”, contribuendo in maniera decisiva all’esito della consultazione. Non a caso anche diversi leader politici hanno riconosciuto apertamente che «i giovani hanno fatto la differenza».

Questo dato, però, va letto più in profondità. Perché se è vero che i giovani hanno inciso, è altrettanto vero che la loro partecipazione resta, come osservano diversi analisti, “intermittente”: meno presenti nelle elezioni politiche, più coinvolti quando percepiscono che il voto è concreto, diretto, decisivo. Il referendum, in questo senso, ha funzionato come un’occasione “diversa”: più chiara, più immediata, meno filtrata dai meccanismi tradizionali.

Alcuni commentatori hanno parlato di una “mobilitazione della generazione Z” che ha sorpreso osservatori e partiti, altri hanno sottolineato come questo voto non sia stato solo tecnico, ma profondamente politico: un modo per esprimere una visione del mondo, spesso distante da quella proposta dalle classi dirigenti .

E allora la questione si fa più profonda. Non siamo di fronte a giovani disinteressati, ma a giovani selettivi; non a una generazione che rifiuta la politica, ma a una generazione che sceglie quando riconoscerla come propria: quando il voto appare reale, partecipano, quando appare rituale, si allontanano.

Il referendum ha mostrato che la distanza non è inevitabile, ma ha anche posto una domanda scomoda: se i giovani sono stati decisivi quando hanno percepito che contava davvero, cosa manca perché questo accada sempre?

Forse il problema non è convincerli a partecipare, forse è costruire una politica che valga la pena di essere abitata.