L’assassinio di Charlie Kirk è stato l’occasione per far dire a Steve Bannon, lo stratega della vittoria elettorale di Trump nel 2016, che il nazionalismo cristiano è una forza potente, probabilmente la più significativa della nuova onda MAGA. MAGA sta per Make America Great Again, cioè Rendi di nuovo grande l’America.
Cosa significa
Il termine è lo slogan politico lanciato dal presidente USA proprio nella prima campagna presidenziale. È diventato il suo marchio identitario e di movimenti e si richiama a un’America percepita più forte, prospera e pura come sarebbe stata in un mitico passato migliore del presente, da ricostruire.
Questo simbolo del trumpismo, della sua base elettorale e di una visione nazionalista, conservatrice e populista è andato oltre lo slogan, trasformandosi in una vera etichetta politica e culturale, il “movimento MAGA”. I contenuti fanno riferimento al nazionalismo, con la centralità dell’identità americana, spesso con un richiamo all’America bianca e rurale, a una visione sovranista e protezionista a difesa dell’industria e dei confini accompagnata da un rifiuto di globalizzazione e immigrazione, a dimensioni quali l’ordine e la tradizione, il tutto associato a una forte critica contro istituzioni, media, establishment politico ed economico, altri paesi.
MAGA è efficace perché racconta una storia semplice: «Eravamo grandi, ci hanno tolto qualcosa, dobbiamo riprendercelo».
Un nazionalismo cristiano?
Il cristianesimo si fonda sull’idea che tutti gli esseri umani siano figli di Dio, senza confini, razze o appartenenze che determinino il loro valore. San Paolo nella lettera ai Galati lo dice con parole chiarissime: «Non c’è Giudeo né Greco; non c’è schiavo né libero; non c’è maschio e femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù. » (Gal 3,28). Il messaggio evangelico è universalista, mentre la logica di MAGA è nazionalista e identitaria.
Nell’AT il tema dell’accoglienza dello straniero è fortemente presente e Gesù fonda il suo insegnamento sull’amore per il prossimo, qualunque prossimo, come ad esempio in Mt 25,25 «Ero straniero e mi avete accolto», o nella parabola del buon samaritano. Nella Bibbia, accogliere l’altro, specialmente lo straniero, il povero, l’orfano e la vedova, il pellegrino, non è un consiglio morale opzionale, ma un segno concreto dell’amore di Dio e del nostro essere suoi figli. Il MAGA, invece, costruisce gran parte del suo consenso sulla paura dell’altro: l’immigrato, il diverso, chi viene da fuori. L’idea di innalzare muri o di chiudere i confini come risposta ai problemi è in contrasto con il mandato evangelico di ospitalità, misericordia e solidarietà universale.
Il cristianesimo insegna che la vera grandezza è nel servizio e nell’umiltà: «Chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore» (Mc 10,43), il linguaggio di MAGA è viceversa centrato su potenza, supremazia, successo e vittoria sugli altri. Non si tratta solo di retorica politica: è un’impostazione antropologica e culturale che colloca la forza e l’interesse nazionale al di sopra della logica del servizio e del bene comune universale.
La Dottrina Sociale della Chiesa parla di bene comune come ciò che «permette a ogni persona e a ogni popolo di raggiungere più pienamente e più facilmente la propria perfezione» (Compendio DSC, n. 164), e questo bene comune non può essere limitato ai confini di uno stato, perché la dignità umana è una e indivisibile. MAGA, al contrario, è costruito sul principio dell’America First: mettere gli interessi degli USA davanti a tutto, anche quando ciò danneggia altre nazioni o il pianeta stesso.
Il cristianesimo è una religione universale. Papa Francesco al numero 11 della Fratelli tutti afferma che «Il nazionalismo chiuso è una forma di egoismo collettivo che impedisce lo sviluppo autentico».
MAGA, per contro, tende a costruire comunità politiche e culturali chiuse e difensive, spesso basate su un’idea di “noi” contrapposta a “loro”.
Molti movimenti che si ispirano al MAGA usano simboli e linguaggio cristiani, come croci, citazioni bibliche, preghiere in comizi, ma lo fanno spesso in modo strumentale, come collante identitario o strumento di legittimazione politica. Il cristianesimo autentico non è mai al servizio del potere: dovrebbe essere profetico e scomodo di fronte ad esso, denunciare le ingiustizie e chiamare alla conversione.
Quale prospettiva?
Le fondamenta sono una costruzione condivisa del futuro, non un ritorno nostalgico al passato; sono l’inclusione invece dell’esclusione, riconoscendo la diversità come forza fondante; sono la comunità invece di un individualismo aggressivo, promuovendo solidarietà, cooperazione, partecipazione.
La grandezza non deriva dal dominio di pochi sugli altri, da un chiudersi guardando solo a se stessi, ma dalla dignità di ogni persona, dalla cooperazione tra le comunità e dalla cura della casa comune.
Essere grandi non significa vincere da soli, ma crescere insieme, senza lasciare nessuno indietro.
Il nostro tempo richiede una scelta: chiudersi nella paura e nella nostalgia di un mitico passato, oppure aprirsi alla costruzione di un mondo inclusivo, giusto e sostenibile.
Si tratta di procedere per una strada che conduca a un’umanità capace di unirsi oltre le differenze, di collaborare oltre i confini, per costruire una “grandezza” che consiste nel garantire a tutti accesso alla dignità, alla libertà, alla giustizia, all’ambiente sano e alla conoscenza.
È necessario tradurre questa visione in politiche, azioni e scelte quotidiane che promuovano modelli sociali, economici, culturali e politici fondati su cooperazione, equità e sostenibilità, non tornando a ciò che forse eravamo, ma per diventare ciò che non siamo mai stati: un mondo finalmente unito e grande per tutti.
MWGU
Bisogna sostenere un paradigma che affermi come essere grandi non contro qualcuno, ma con qualcuno, non a spese degli altri, ma insieme agli altri. Nel cuore di questa visione ci sono principi importanti, quali pace, giustizia, partecipazione, inclusione, sostenibilità, educazione, cooperazione. Non si tratta di utopie astratte, ma di impegni concreti che possono essere perseguiti sia in ambito locale sia globale, come garantire un lavoro che consenta una vita dignitosa, promuovere una scuola che formi cittadini consapevoli e solidali, sostenere imprese che creano valore sociale e ambientale, investire nella transizione ecologica e nell’innovazione etica, creare reti di cooperazione tra città, regioni e popoli, favorire servizi, rendere trasparenti dati e decisioni pubblici, cercare la pace.
Per farlo non servono slogan, ma guadare a queste prospettive, impegnarsi quotidianamente e perseguire politiche adeguate.
È indispensabile, infine, proporre un messaggio potente. Possiamo essere migliori di prima, perché impariamo dal passato per costruire una società più giusta, equa e sostenibile; non dobbiamo tornare grandi come forse eravamo: dobbiamo diventare migliori di quanto siamo mai stati, insieme, nella diversità, con coraggio e responsabilità.
