World happiness report 2024: la felicità ai tempi della solitudine

Ogni anno, il World Happiness Report ci invita a riflettere su una domanda tanto semplice quanto fondamentale: «siamo felici?» Nell’edizione 2025 la questione viene affrontata con un’angolazione precisa: il potere della benevolenza. Come nell’«atto di misericordia» descritto da Shakespeare, il prendersi cura degli altri benedice sia chi dà sia chi riceve.

Cosa rende felici oggi

Il report si basa su dati del Gallup World Poll raccolti tra il 2022 e il 2024 in 147 paesi. Le classifiche sono costruite sulla base delle risposte alla cosiddetta Cantril Ladder, una scala da 0 a 10 in cui ciascuno valuta la propria vita. Ancora una volta, ai primi posti troviamo i paesi nordici: Finlandia, Danimarca, Islanda e Svezia. Ma la novità è il focus su come la benevolenza, intesa come atti volontari di aiuto, donazione o fiducia verso gli altri, incida in modo sostanziale sulla felicità individuale e collettiva.

Il dato forse più sorprendente? Le persone sono generalmente troppo pessimiste sulla gentilezza degli altri. In esperimenti sul ritorno dei portafogli smarriti, il tasso effettivo di restituzione è risultato molto più alto rispetto a quanto previsto. E questa aspettativa, o la sua mancanza, influisce profondamente sul benessere percepito.

Condividere rende felici

Il report analizza varie forme di condivisione: dai pasti in compagnia alla convivenza familiare, fino alle connessioni sociali tra giovani. Mangiare insieme è correlato a una maggiore soddisfazione di vita e a una riduzione della solitudine. Tuttavia, nei paesi occidentali, in particolare negli Stati Uniti, si sta diffondendo la tendenza a cenare da soli, soprattutto tra i giovani. Parallelamente, cresce il numero di giovani adulti che dichiara di non avere nessuno su cui contare per un supporto sociale.

Questa crescente solitudine, già definita «la nuova pandemia», si riflette anche nelle statistiche su problematiche quali l’abuso di sostanze o alcol, e i suicidi. Tuttavia, dove le persone si aiutano di più, tali problemi diminuiscono sensibilmente.

Fiducia e politica: l’effetto collaterale della felicità

Un altro aspetto interessante riguarda il rapporto tra felicità, fiducia e orientamento politico. Secondo il Report, il populismo prospera laddove la felicità è bassa. Ma la direzione politica varia: le persone infelici che non si fidano degli altri tendono a orientarsi a destra; quelle infelici ma fiduciose, a sinistra. In altre parole, la fiducia sociale è un filtro che trasforma il disagio in impegno costruttivo o rabbia distruttiva.

Italia: felicità in calo e gentilezza da ritrovare

L’Italia nel 2025 si colloca al 40º posto nella classifica generale, in discesa rispetto agli anni precedenti. Il nostro Paese mostra dati preoccupanti in merito alla percezione della benevolenza: gli italiani sono poco propensi, per esempio, a credere che uno sconosciuto restituirebbe un portafoglio smarrito, e questa sfiducia si riflette anche nei rapporti sociali e nel benessere collettivo.

Nonostante ciò, esistono margini per invertire la rotta. L’Italia si posiziona comunque nella metà alta per quanto riguarda la fiducia nella restituzione da parte della polizia, e mostra segnali positivi legati alla famiglia e al vivere insieme, due dimensioni che. come il report conferma, incidono fortemente sulla felicità.

La solitudine tra i giovani

Un dato allarmante riguarda l’aumento della solitudine tra i giovani. Nel 2023, il 19% dei giovani adulti a livello globale ha riferito di non avere nessuno su cui contare per supporto sociale, segnando un aumento del 39% rispetto al 2006. Sebbene il rapporto non fornisca dati specifici per l’Italia, è plausibile che questa tendenza sia rispecchiata anche nel contesto italiano, considerando le sfide economiche e sociali affrontate dai giovani nel Paese. ​

Conclusione

Il World Happiness Report 2025 ci ricorda che la felicità non è solo una questione privata: è profondamente sociale. Prendersi cura degli altri, costruire reti di fiducia, coltivare relazioni autentiche sono le vere risorse del benessere. In un’epoca di solitudine diffusa, riscoprire la benevolenza potrebbe essere non solo un atto etico, ma una scelta politica e culturale. Perché un Paese più felice è anche un Paese più coeso, più giusto e, in ultima analisi, più umano.

Per l’Italia, emerge la necessità di rafforzare la fiducia reciproca e promuovere interazioni sociali positive, specialmente tra i giovani, per invertire la tendenza al declino nel benessere percepito.